
Martedì 28 luglio, il complesso petrolifero e del gas di Mellitah, uno snodo energetico vitale nella Libia occidentale, è stato teatro di un assalto da parte di manifestanti. L'azione è scaturita dalla crescente frustrazione della popolazione per le prolungate interruzioni di corrente e la generale crisi dei servizi pubblici nel paese. I manifestanti, che hanno preso di mira anche il Ministero del Petrolio e del Gas e la Zueitina Oil Company a Tripoli, sono riusciti a interrompere il flusso di gas destinato alle centrali elettriche locali e alle esportazioni verso l'Italia tramite il gasdotto Greenstream. La National Oil Corporation (NOC), la compagnia petrolifera statale libica che gestisce il complesso in joint venture con l'italiana ENI, ha confermato la sospensione delle attività, inclusa la produzione nei giacimenti petroliferi di El Feel e Wafa, avvertendo del rischio di un blackout totale se la situazione fosse perdurata.
In risposta alla crisi, il Governo di Unità Nazionale (GNU) di Tripoli, guidato dal Primo Ministro Abdul Hamid Dbeibah, ha mobilitato le forze armate per riprendere il controllo dell'impianto. Le truppe governative sono intervenute rapidamente, mettendo in sicurezza il complesso e consentendo la ripresa delle operazioni. La NOC ha quindi autorizzato il riavvio della produzione di gas e il ritorno alla normalità, con la compagnia elettrica statale GECOL che ha annunciato un graduale ripristino dell'erogazione di energia. L'incidente evidenzia la fragilità della situazione politica ed economica in Libia, un paese ricco di risorse energetiche ma afflitto da instabilità sin dalla caduta di Muammar Gheddafi nel 2011. La governance è divisa tra il GNU a Tripoli, riconosciuto a livello internazionale, e un'amministrazione rivale basata nell'est, sostenuta dal generale Khalifa Haftar, un potente comandante militare le cui azioni e influenze contribuiscono a mantenere un quadro politico complesso e frammentato.
Il contesto più ampio delle proteste è radicato in una profonda crisi di legittimità che affligge entrambe le fazioni dominanti e nella diffusa corruzione che sottrae miliardi di dollari dalle entrate petrolifere del paese, alimentando un'inflazione galoppante e una povertà artificiale per i cittadini comuni. Nonostante le vaste riserve di petrolio, la popolazione libica subisce continue interruzioni di corrente e carenze di carburante, spesso dirottato verso reti illecite. Mentre il governo di Dbeibah ha agito rapidamente per ripristinare la produzione di Mellitah, la causa profonda delle proteste – il fallimento dei servizi pubblici e la percezione di corruzione – rimane irrisolta. A breve termine, il ripristino delle operazioni di Mellitah scongiura un'ulteriore escalation della crisi energetica, ma senza riforme strutturali e un accordo politico duraturo, è plausibile che simili proteste possano ripetersi.