cronaca

Ex Ilva, stop all'area più inquinante: salute prima della produzione

27 luglio 2026 alle ore 09:11
Riscritto da Daily4u
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La Corte d'Appello di Milano, attraverso la sua sezione specializzata in materia d'impresa, ha emesso un'ordinanza che impone la chiusura dell'area a caldo dello stabilimento siderurgico ex Ilva di Taranto, ora gestito da Acciaierie d'Italia, entro novanta giorni. Questa drastica decisione scaturisce dalla persistente rilevazione di amianto negli impianti e dal superamento dei limiti di emissione di polveri sottili, fattori che i giudici hanno riconosciuto come fonte di un "rischio inaccettabile per la salute pubblica" e causa di gravi patologie, inclusi i tumori, tra la popolazione di Taranto e Statte. L'ordinanza, datata 9 luglio ma comunicata il 27 luglio, ribalta la precedente sentenza del Tribunale di Milano, che a febbraio aveva concesso più tempo per adeguare le prescrizioni ambientali, senza imporre uno stop immediato all'area a caldo. L'iniziativa legale è partita da un gruppo di cittadini e dall'associazione "Genitori Tarantini", che da anni si battono per la tutela della salute e dell'ambiente. La riapertura degli impianti sarà possibile solo a condizione che venga rimosso integralmente l'amianto e che le emissioni di polveri sottili rientrino nei parametri di sicurezza stabiliti, con riferimento a una produzione di 6 milioni di tonnellate annue.

La sentenza ha avuto un impatto immediato a livello politico ed economico. Il Presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, ha convocato d'urgenza un vertice a Palazzo Chigi con i ministri competenti, riconoscendo la gravità del provvedimento che riguarda gli "impianti essenziali" dello stabilimento. Il Ministro dell'Economia, Giancarlo Giorgetti, ha espresso preoccupazione, dichiarando che la decisione "stravolge" la fase avanzata di cessione dell'intero complesso industriale ad un nuovo operatore siderurgico. Nonostante ciò, il governo ha confermato lo stanziamento di un'ulteriore tranche di 100 milioni di euro di prestito per l'amministrazione straordinaria, al fine di garantire la continuità operativa dell'azienda, almeno per le attività dell'area a freddo, in attesa di definire il futuro. Federmeccanica, l'associazione delle imprese metalmeccaniche, ha paventato il rischio di una "morte dello stabilimento" se l'attività fosse ridotta alla sola fase a freddo, sottolineando l'importanza strategica dell'ex Ilva per l'industria italiana.

Gli scenari futuri sono incerti. Da un lato, la sentenza rafforza le istanze dei comitati ambientalisti e dei cittadini per un'industria sostenibile e sicura, imponendo bonifiche e adeguamenti ambientali stringenti. Dall'altro, pone una sfida enorme al governo e ai potenziali acquirenti, che dovranno affrontare costi significativi per la messa in sicurezza e la riconversione degli impianti. È plausibile che Ilva e Acciaierie d'Italia possano presentare ricorso in Cassazione, cercando di sospendere i termini, anche se tale ricorso verterebbe principalmente su questioni procedurali piuttosto che di merito. La decisione potrebbe accelerare il dibattito sulla decarbonizzazione e sulla transizione verso un acciaio più "green", ma allo stesso tempo complica ulteriormente il già travagliato processo di vendita e la tutela dei posti di lavoro in un polo industriale cruciale per il paese.

Fonti: Adnkronos · Il Fatto Quotidiano · Secolo d'Italia · SoldiOnline.it · La Gazzetta del Mezzogiorno · Sky TG24 · Open · Il Sole 24 ORE · Antenna Sud
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