
L'Italia si è opposta al trasferimento di tre migranti dalla Germania. Il ministro dell'Interno, Matteo Piantedosi, ha inviato una comunicazione ufficiale al suo omologo tedesco, Alexander Dobrindt, esprimendo il rifiuto di Roma di accogliere queste persone. Tra i casi figura Abdirisaq Warsame, la donna somala di 22 anni che la Germania aveva programmato di riportare in Italia il 19 agosto dopo essere arrivata a Lampedusa e poi essersi trasferita in Assia, dove vive la sua famiglia.
La motivazione del governo italiano si basa sull'interpretazione di un accordo bilaterale siglato con la Germania nell'autunno 2025. Secondo Roma, tale intesa prevedeva l'azzeramento dei casi di migranti arrivati in Europa prima del 12 giugno 2026, data di entrata in vigore del nuovo Patto UE su migrazione e asilo. I tre migranti che la Germania intende espellere rientrerebbero in questa casistica precedente, e quindi l'Italia non ritiene di doverli riaccogliere.
Parallelamente, l'Italia ha chiesto una compensazione, pretendendo che nel quadro dei trasferimenti si considerino anche i migranti soccorsi e fatti sbarcare nel nostro Paese dalle navi delle Organizzazioni Non Governative (ONG) battenti bandiera tedesca. Questa richiesta aggiunge un elemento di attrito diplomatico, in vista dell'arrivo di una nave ONG tedesca con 65 persone a Ravenna. La presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha riaffermato la linea del governo sulle espulsioni degli irregolari e la difesa dei confini.
Berlino si è detta sorpresa, ribadendo l'intenzione di procedere con le espulsioni. Le autorità tedesche hanno sottolineato che gli accordi bilaterali del 2025 con Italia e Grecia prevedevano la riapplicazione delle norme di Dublino a partire da giugno 2026 e che un sistema di Dublino funzionante è necessario per il sistema europeo comune di asilo. Pur riconoscendo che la maggior parte dei casi riguarda arrivi successivi al nuovo Patto, la Germania ha espresso la necessità di un'applicazione rigorosa delle regole. Il ministro degli Esteri italiano Antonio Tajani ha dichiarato che non esiste un problema con la Germania, ipotizzando che si possa trovare un equilibrio anche in relazione al tema delle ONG.
La Germania ha avviato le procedure per riportare in Italia i migranti che, dopo essere stati registrati nel nostro Paese come primo punto di ingresso in Unione Europea, si sono spostati in territorio tedesco. Berlino ha chiarito che l'applicazione delle norme di Dublino è parte integrante del nuovo Patto UE su migrazione e asilo, entrato in vigore il 12 giugno 2026. Nonostante nell'autunno 2025 fosse stato raggiunto un accordo per azzerare i casi precedenti al Patto, la Germania applicherà le regole con rigore per i nuovi arrivi. Un primo caso riguarda Abdirisaq Warsame, una donna somala di 22 anni attesa in Italia il 19 agosto.
Questa posizione tedesca arriva mentre l'Italia, tramite il ministro degli Esteri Antonio Tajani, ha cercato di mantenere il dialogo, sollevando però il tema delle navi delle Organizzazioni Non Governative (ONG) battenti bandiera tedesca che portano migranti in Italia. Contemporaneamente, la crisi di Ceuta, il territorio spagnolo in Marocco, ha visto migliaia di arrivi a fine luglio, riaccendendo il dibattito sui controlli interni. La Spagna ha risposto alla sospensione dei controlli Schengen operata dall'Italia con misure analoghe, mentre il Marocco ha rinforzato i confini dopo allarmi sui social per un possibile assalto a Ceuta e Melilla il 15 agosto. La premier italiana Giorgia Meloni e la premier danese Mette Frederiksen hanno chiesto una politica migratoria più severa e la Danimarca non esclude la chiusura delle proprie frontiere.
Gli scenari futuri indicano una possibile polarizzazione all'interno dell'UE. La decisione tedesca potrebbe innescare espulsioni a catena verso Italia e Grecia, mettendo sotto pressione i loro sistemi di accoglienza. Parallelamente, il fronte dei Paesi che chiede controlli più rigidi, guidato da Italia e Danimarca, punta a influenzare le politiche europee per rafforzare rimpatri e accordi con i Paesi extra-UE. Tuttavia, i dati dell'Agenzia europea della guardia di frontiera e costiera (Frontex) indicano un calo degli attraversamenti irregolari complessivi. La crisi con la Spagna e le rivendicazioni marocchine su Ceuta e Melilla complicano ulteriormente la situazione, trasformando il Mediterraneo in un terreno di confronto politico.