Dopo la morte di Ratko Mladic, avvenuta il 27 agosto nel centro di detenzione dell'Aia, il governo serbo ha annunciato l'intenzione di concedere al generale serbo-bosniaco funerali con onori militari e di Stato. Il ministro della Giustizia serbo, Nenad Vujic, ha affermato che tali onori spettano a Mladic per il suo passato ruolo di generale nell'esercito dell'ex Jugoslavia e, successivamente, come comandante dell'Esercito della Republika Srpska, l'entità serbo-bosniaca in Bosnia Erzegovina. La famiglia di Mladic potrà scegliere il luogo della sepoltura.
Questa decisione ha provocato la reazione dell'Unione Europea. Un portavoce della Commissione Europea ha dichiarato che qualsiasi glorificazione dei criminali di guerra è in contrasto con i valori europei e non ha posto né nell'Unione né nei Paesi candidati come la Serbia. Il riferimento è alla condanna all'ergastolo di Mladic per genocidio, crimini di guerra e crimini contro l'umanità.
Si sono registrati episodi di omaggio a Ratko Mladic da parte di frange nazionaliste serbe. I tifosi della squadra di calcio Stella Rossa di Belgrado hanno esposto uno striscione con la scritta "Generale, eterna gloria e gratitudine" durante una partita di Europa League. Questo gesto è stato rilanciato dall'account ufficiale del club sui social media, spingendo il Memoriale di Srebrenica a richiedere un intervento della UEFA. Il presidente serbo Aleksandar Vučić e il ministro Vujic hanno criticato il Tribunale dell'Aia per non aver permesso il rilascio di Mladic prima della sua morte e hanno chiesto un'indagine sulle cure ricevute durante la detenzione.
Ratko Mladic, il generale serbo-bosniaco responsabile di crimini commessi durante la guerra in Bosnia, è morto il 27 agosto 2026 a 84 anni. Il decesso è avvenuto nel centro di detenzione delle Nazioni Unite all'Aia, nei Paesi Bassi, dove stava scontando l'ergastolo. La condanna definitiva per genocidio, crimini di guerra e crimini contro l'umanità era stata confermata in appello nel 2021, dopo quella di primo grado del 2017.
Mladic ha ricoperto il ruolo di capo di stato maggiore dell'Esercito della Republika Srpska, l'entità serbo-bosniaca, durante la guerra in Bosnia Erzegovina dal 1992 al 1995. Il suo nome è legato all'assedio di Sarajevo, il più lungo della storia moderna, e al genocidio di Srebrenica. Nel luglio del 1995, le forze sotto il suo comando massacrarono oltre 8.000 uomini e ragazzi bosniaci musulmani, un atto riconosciuto come genocidio e la peggiore atrocità commessa in Europa dalla Seconda Guerra Mondiale. Mladic è stato un latitante per 16 anni ed è stato arrestato solo nel 2011, quando la sua consegna divenne una condizione per l'adesione della Serbia all'Unione Europea. Per molti serbi è considerato un eroe di guerra, mentre per le vittime bosniache e croate è l'artefice della pulizia etnica avvenuta nel conflitto.
Le sue condizioni di salute erano peggiorate negli anni di detenzione, a causa di diversi ictus. La famiglia e le autorità serbe avevano richiesto più volte la sua liberazione per motivi umanitari affinché potesse tornare in Serbia, ma le istanze sono state costantemente respinte dai giudici internazionali, che hanno sempre ritenuto potesse ricevere cure adeguate all'interno del sistema penitenziario dell'Aia.