Immagine generata con AIIeri, mercoledì 16 settembre 2026, un edificio residenziale di sei o sette piani è crollato nella zona ovest di Gaza City, nel quartiere di Tel al-Hawa o Al-Sinaa, causando la morte di almeno 21 persone. Tra le vittime accertate vi sono almeno 11 bambini e diverse donne; le squadre di soccorso continuano a scavare tra le macerie. Il crollo è avvenuto nelle prime ore del mattino, cogliendo nel sonno le decine di famiglie palestinesi sfollate che si erano rifugiate nell'edificio, precedentemente colpito e compromesso nei mesi scorsi dai bombardamenti israeliani durante la guerra.
Questo episodio mette in luce la situazione critica che affligge la Striscia di Gaza: a quasi un anno dal cessate il fuoco mediato dagli Stati Uniti tra Israele e Hamas, la ricostruzione è bloccata. Le autorità israeliane hanno dichiarato che non consentiranno l'ingresso di materiali edili e mezzi pesanti finché Hamas non si disarmerà. Questa politica ha lasciato migliaia di palestinesi senza alternative abitative sicure, costringendoli a vivere in circa 2.000 edifici danneggiati e a rischio crollo, alcuni dei quali il Programma di Sviluppo delle Nazioni Unite (UNDP) ha identificato come particolarmente pericolosi.
Le operazioni di ricerca sono rallentate dalla carenza di attrezzature. Le squadre della Protezione Civile palestinese, supportate da residenti che scavano a mani nude, hanno difficoltà a raggiungere i superstiti che si ritiene siano ancora sotto le macerie. Organizzazioni come Save the Children hanno chiesto a Israele di revocare le restrizioni all'ingresso dei mezzi di soccorso. La comunità internazionale, inclusi Egitto, Emirati Arabi Uniti e Qatar, sta offrendo supporto logistico, ma l'urgenza di una soluzione per la crisi abitativa rimane alta. Con l'avvicinarsi dell'inverno, il rischio di ulteriori crolli aumenta, in un contesto dove il 71% delle famiglie non può permettersi materiali per riparazioni e il 49% non li trova sul mercato locale.