
L'Istat ha diffuso l'11 agosto 2026 i dati sul commercio estero italiano. Nel secondo trimestre del 2026, le esportazioni sono aumentate del 2,2%, mentre le importazioni sono cresciute del 5,4%. A giugno, l'export ha registrato un aumento dell'1,6% rispetto al mese precedente e del 9,8% su base annua. L'Istat ha precisato che questi numeri sono stati influenzati dalle vendite di navi. Senza queste operazioni, la crescita annuale dell'export sarebbe stata dell'8,7%. Le importazioni sono aumentate dell'1,2% su base mensile e del 13,2% su base annua.
Il saldo commerciale di giugno 2026 è stato di 4,23 miliardi di euro, in calo rispetto ai 5,38 miliardi dello stesso mese dell'anno precedente. La causa è l'aumento del deficit energetico, passato da 3,92 miliardi a 5,00 miliardi di euro, confermando il peso del costo dell'energia sui conti del Paese. L'avanzo nell'interscambio di prodotti non energetici si è mantenuto a 9,23 miliardi di euro. Nel primo semestre 2026, l'export è cresciuto del 4,5%, poco più dell'import (+4,3%), portando l'avanzo a 24,5 miliardi di euro, contro i 22,8 miliardi del primo semestre 2025. Tra i settori che hanno contribuito alla crescita figurano metalli, prodotti petroliferi raffinati e autoveicoli. La Germania resta il principale mercato di sbocco, con un aumento delle vendite del 22,9% (influenzato anch'esso dalle navi), seguita da Francia, Paesi Bassi, Svizzera e Spagna.
Il Vicepremier e Ministro degli Esteri Antonio Tajani e il Ministro delle Imprese e del Made in Italy Adolfo Urso hanno commentato positivamente i dati. La performance dell'export, pur trainata da settori strategici e operazioni straordinarie, deve confrontarsi con un costo energetico elevato che incide sul saldo commerciale. Il futuro del commercio estero italiano dipenderà dalla capacità di mantenere la competitività dei prodotti non energetici e di gestire i prezzi delle materie prime.