Immagine generata con AIIl Regno Unito e altri undici paesi hanno imposto sanzioni contro le colonie israeliane in Cisgiordania. La decisione è stata accompagnata da dure dichiarazioni del governo britannico, che ha descritto la situazione sul campo come una "pulizia etnica" in atto. Le sanzioni mirano a colpire entità e individui coinvolti nella costruzione e nell'espansione degli insediamenti.
La risposta di Israele è arrivata per voce del ministro della Sicurezza Nazionale, Itamar Ben Gvir, esponente dell'ala più a destra dell'esecutivo, che ha chiesto la chiusura del consolato britannico situato a Gerusalemme Est. Questo scontro diplomatico si inserisce in un quadro politico israeliano dominato dalle indagini sul presunto avvertimento ricevuto dal primo ministro Benjamin Netanyahu prima dell'attacco di Hamas del 7 ottobre 2023, accuse che il suo ufficio continua a respingere.
Le nuove misure internazionali e le reazioni interne evidenziano le sfide che il governo israeliano deve affrontare, sia sul fronte interno, in vista delle prossime elezioni, che su quello delle relazioni internazionali.
Un'inchiesta del quotidiano israeliano Haaretz, che attinge al libro 'Kidnapped: 843 Days of Abandonment' dei giornalisti Shlomi Eldar e Ruth Yuval, ricostruisce il presunto avvertimento ricevuto da Benjamin Netanyahu prima dell'attacco di Hamas del 7 ottobre 2023. Secondo la ricostruzione, basata su diverse fonti, il presidente degli Emirati Arabi Uniti, Mohammed bin Zayed, avrebbe chiamato personalmente Netanyahu dieci giorni prima dell'offensiva per informarlo che il leader di Hamas a Gaza, Yahya Sinwar, stava preparando un'operazione di vasta portata.
Durante la conversazione, durata 45 minuti, bin Zayed avrebbe espresso preoccupazione per un attacco capace di causare un grave spargimento di sangue e minacciare gli Accordi di Abramo, i trattati di normalizzazione tra Israele e alcuni Paesi arabi. Netanyahu avrebbe risposto con calma, sostenendo che Israele avesse la situazione sotto controllo a Gaza e che un eventuale attacco di Hamas si sarebbe probabilmente concentrato in Cisgiordania. Le rivelazioni indicano che il Primo Ministro non avrebbe informato i vertici della sicurezza, inclusi i capi dello Shin Bet (l'agenzia di sicurezza interna), del Mossad (l'intelligence estera) e il capo di stato maggiore dell'esercito, di questo allarme. L'ufficio di Netanyahu ha smentito le affermazioni, definendole una "menzogna assoluta" e negando qualsiasi colloquio con il presidente degli Emirati nel periodo indicato.
La vicenda alimenta le critiche dell'opposizione, che accusa Netanyahu di negligenza in vista delle elezioni del 27 ottobre. Le attuali indagini non hanno fornito prove di un avvertimento separato proveniente dall'Arabia Saudita in merito all'attacco del 7 ottobre, concentrandosi unicamente sull'allarme emiratino.
Un'inchiesta del quotidiano israeliano Haaretz ha rivelato che il primo ministro Benjamin Netanyahu avrebbe ricevuto un avvertimento diretto da Mohammed bin Zayed, presidente degli Emirati Arabi Uniti, riguardo un imminente attacco di Hamas. La comunicazione sarebbe avvenuta circa dieci giorni prima del 7 ottobre 2023, data in cui Hamas lanciò l'offensiva contro Israele, che causò la morte di oltre 1.200 persone e il rapimento di centinaia di ostaggi.
La ricostruzione, anticipata dal libro dei giornalisti Shlomi Eldar e Ruth Yuval 'Kidnapped: 843 Days of Abandonment', si basa su interviste a funzionari israeliani e stranieri. Secondo il testo, a fine settembre 2023, bin Zayed telefonò a Netanyahu per avvertirlo che Yahya Sinwar, leader di Hamas nella Striscia di Gaza, stava preparando un'operazione destinata a causare un grave spargimento di sangue, a destabilizzare la regione e a minacciare gli Accordi di Abramo, i trattati di normalizzazione tra Israele e alcuni Paesi arabi. Netanyahu avrebbe rassicurato il presidente, affermando che Israele aveva il controllo della situazione a Gaza e non avrebbe poi informato i vertici della sicurezza israeliana dell'allarme ricevuto.
L'ufficio del primo ministro ha respinto le accuse, definendole una menzogna assoluta e sostenendo che Netanyahu non abbia avuto alcun colloquio con il presidente degli Emirati nel periodo indicato. La vicenda si inserisce in un clima politico teso, con nuove elezioni previste per il 27 ottobre. Le rivelazioni hanno rinfocolato le critiche contro Netanyahu per la gestione della sicurezza prima del 7 ottobre. Esponenti dell'opposizione, tra cui Naftali Bennett, Yair Golan e Yair Lapid, hanno accusato Netanyahu di negligenza e rinnovato le richieste di una commissione d'inchiesta statale indipendente. La notizia si aggiunge a precedenti rapporti secondo cui l'intelligence israeliana era a conoscenza, da oltre un anno, di un piano di attacco di Hamas, noto come Muro di Gerico, ma lo aveva scartato ritenendolo troppo ambizioso. Lo scontro sulle responsabilità politiche del 7 ottobre tra Netanyahu e l'esercito è un tema centrale nel dibattito pubblico israeliano e dominerà la campagna elettorale. Eventuali conferme delle accuse potrebbero incidere sulla carriera politica di Netanyahu e sulla percezione della sicurezza nazionale.