Immagine generata con AILa paura di presunte violenze diffuse attraverso messaggi online ha generato un'ondata di panico nel Nord Italia, coinvolgendo studentesse e studenti di scuole superiori e università in città come Milano, Como, Pavia, Cremona, Ravenna e Varese. A partire da lunedì sera, nelle chat e sui social media sono iniziati a circolare avvisi di violenze indiscriminate, tra cui stupri di gruppo e attacchi a istituti universitari come Bocconi e Iulm, oltre a presunte "ronde" organizzate per colpire persone straniere. Questi messaggi, spesso confusi e privi di contesto, si sono diffusi a macchia d'olio, spingendo molti genitori a non mandare i figli a scuola e portando a un'intensificazione dei controlli da parte delle forze dell'ordine.
Le indagini condotte dalle Questure e dalla Digos nelle città coinvolte hanno rapidamente stabilito che le minacce erano infondate e riconducibili a fake news. Il tam tam digitale ha sfruttato e amplificato il clima di tensione già presente a seguito dei disordini avvenuti a Milano nel weekend precedente, che avevano visto scontri e danni. Sebbene gli scontri reali abbiano causato il ferimento di diversi agenti e danni, le successive minacce specifiche di violenze sessuali e incendi erano pura invenzione, create per seminare il terrore. Esponenti politici regionali, come il vicepresidente del Consiglio regionale del Veneto Francesco Rucco, hanno condannato fermamente la diffusione di tali messaggi, sottolineando la gravità di tali intimidazioni e la necessità di un'educazione al rispetto e alla legalità.
Al momento, le forze dell'ordine continuano le indagini per risalire agli autori dei primi messaggi allarmistici, spesso pubblicati in forma anonima e ripresi anche su piattaforme come TikTok. Il fenomeno evidenzia la facilità con cui la disinformazione può generare psicosi collettive, specialmente in contesti di ansia sociale, e la sfida crescente nel distinguere tra notizie reali e contenuti fabbricati. È plausibile che, una volta identificati, gli autori dovranno rispondere delle conseguenze legali legate alla diffusione di procurato allarme e, data la natura delle minacce, potenziali istigazioni a delinquere, sebbene al momento la priorità sia ristabilire la calma e garantire la sicurezza percepita tra la popolazione studentesca.