Sigfrido Ranucci ha avviato un'azione legale dopo la sua rimozione dalla conduzione di Report. I suoi avvocati, Roberto De Vita e Stefano Rossi, hanno inviato alla Rai una contestazione formale. Nella lettera, i legali chiedono al direttore dell'Approfondimento Rai, Paolo Corsini, di specificare i fatti che avrebbero portato alla sua incompatibilità con il programma. Vogliono anche conoscere i nomi delle persone che avrebbero esercitato pressioni sulla redazione, come sostenuto dall'azienda.
I legali contestano inoltre le tre opzioni di ricollocazione professionale offerte a Ranucci, ritenendo la decisione di rimuoverlo priva di fondamento e lesiva della sua indipendenza professionale. Gli avvocati hanno preannunciato un ricorso d'urgenza al giudice del lavoro, invocando le norme contro le discriminazioni per ottenere il ripristino di Ranucci alla guida del programma e il risarcimento dei danni. Questo passaggio trasforma la minaccia di azioni legali in un'iniziativa concreta per mettere in discussione la legittimità della decisione aziendale in tribunale.
La controversia sulla nuova conduzione di Report registra nuove prese di posizione. Il sindacato Unirai, rappresentanza dei giornalisti Rai, ha condannato Sigfrido Ranucci per aver accostato l'offerta di un ruolo di corrispondente al Cairo alla morte di Giulio Regeni, definendolo un paragone che offende la memoria del ricercatore italiano morto in Egitto.
Unirai ha inoltre biasimato Ranucci per aver definito "mediocre" la nomina di Giulia Presutti e Daniele Piervincenzi, scelti tramite un concorso interno, e per averli definiti "collaborazionisti". Il sindacato ha chiesto di rispettare la professionalità dei colleghi e ha affermato che il programma non è proprietà esclusiva di nessuno. Unirai ha sostenuto la necessità di un rinnovamento della trasmissione, favorendo anche un volto femminile.
A queste critiche si è unita Giulia Innocenzi, inviata di Report, che ha definito l'affidamento della trasmissione a Presutti e Piervincenzi una decisione "calata dall'alto" per compiacere la maggioranza politica. Questo conferma il contrasto tra la redazione e i vertici aziendali. Molti inviati, tra cui Bernardo Iovene e Giulio Valesini, hanno rifiutato ruoli di capi autori, definendo la decisione Rai "irricevibile". Nel frattempo, emerge il profilo di Giulia Presutti, che ha firmato inchieste sul caso Pozzolo, riguardante lo sparo avvenuto durante una festa di Capodanno che coinvolse un deputato di Fratelli d'Italia, e indagini su episodi di corruzione in Sicilia.
La rimozione di Sigfrido Ranucci dalla conduzione di Report, il programma d'inchiesta di Rai 3, continua a causare attriti all'interno dell'azienda. Un elemento emerso nelle ultime ore riguarda la posizione di Bernardo Iovene e Giulio Valesini, giornalisti della trasmissione. Contrariamente a quanto ipotizzato in precedenza, i due inviati hanno rifiutato l'offerta della Direzione Approfondimenti Rai di assumere il ruolo di capi autori. La loro decisione fa seguito a una disponibilità iniziale, espressa però prima che venissero resi noti i nomi di Giulia Presutti e Daniele Piervincenzi come nuovi conduttori.
Iovene e Valesini hanno spiegato di aver appreso la scelta dei nuovi volti del programma solo dai giornali, definendo la proposta irricevibile e sottolineando la mancanza di confronto con la squadra nelle ultime settimane. Questo rifiuto rafforza la posizione della redazione di Report, che mantiene la minaccia di dimissioni in blocco qualora l'azienda non riconsideri le proprie scelte. La situazione conferma il contrasto tra la squadra storica del programma e i vertici aziendali, mentre Sigfrido Ranucci prosegue la sua battaglia legale per la libertà di stampa annunciata nei giorni scorsi.
Bernardo Iovene e Giulio Valesini, due degli inviati di punta di Report, il programma d'inchiesta di Rai 3, hanno rifiutato l'incarico di capi autori proposto dalla Direzione Approfondimenti Rai. La decisione chiarisce la situazione emersa nei giorni scorsi, quando circolavano notizie contrastanti sulla loro posizione. Secondo quanto emerso, i due giornalisti avevano dato una disponibilità di massima a collaborare con il nuovo corso della trasmissione durante un confronto con il direttore degli Approfondimenti Rai, Paolo Corsini, ma non erano a conoscenza dei nomi scelti per la conduzione. Solo dopo aver appreso dalle agenzie che Giulia Presutti e Daniele Piervincenzi avrebbero preso il posto di Sigfrido Ranucci, Iovene e Valesini hanno ritirato la loro disponibilità, definendo la proposta irricevibile.
Questo rifiuto consolida la posizione della redazione di Report, che dal momento della nomina ha minacciato dimissioni in blocco se la Rai non avesse cambiato orientamento. Al momento, la minaccia non si è trasformata in dimissioni, ma gli inviati continuano a opporsi alla decisione aziendale. Parallelamente, Sigfrido Ranucci sostiene di voler avviare una battaglia legale per la libertà di stampa. Il suo avvocato starebbe preparando le carte su più fronti, ma non risultano depositate istanze o ricorsi ufficiali. La situazione resta in una fase di stallo, con la redazione in aperto contrasto con l'azienda sulla gestione futura del programma.
La Rai ha rimosso Sigfrido Ranucci dalla conduzione di Report, affidando il programma a Giulia Presutti e Daniele Piervincenzi. Ranucci ha fornito la sua versione sui social media: ha dichiarato di aver appreso della sua sospensione tramite l'agenzia Ansa e ha attribuito la mossa della Rai alla pressione mediatica, citando 2800 articoli in due mesi provenienti da testate del gruppo Angelucci e da altri giornali vicini al governo. Ha ribadito il suo rifiuto delle offerte di ricollocazione professionale: una vicedirezione ad personam al Tg3 o a RaiNews24, o una corrispondenza al Cairo. Ranucci ha definito quest'ultima opzione pericolosa per la sua sicurezza, citando il caso del ricercatore Giulio Regeni e la sua condizione di persona sotto scorta.
Il fronte interno a Report è in fermento. La minaccia di dimissioni in blocco da parte degli inviati storici persiste, con la redazione che definisce irricevibile la scelta della Rai, sia per il metodo di comunicazione sia per il merito delle nuove nomine. Paolo Corsini, direttore degli Approfondimenti Rai, ha indicato Bernardo Iovene e Giulio Valesini come capi autori e punti di riferimento della redazione, confermando che i ruoli sono stati accettati nonostante le iniziali resistenze.
Milena Gabanelli, la giornalista che ha ideato e condotto Report per quasi vent'anni prima di Ranucci, ha commentato la vicenda augurando «lunga vita a Report!». Ha sottolineato come il programma debba prevalere sui personalismi, in un appello alla valorizzazione del giornalismo d'inchiesta. La Rai ha giustificato la scelta come l'apertura di una nuova fase per rafforzare il giornalismo investigativo, basandosi sulla selezione tramite concorso di Presutti e Piervincenzi.
La sostituzione di Sigfrido Ranucci alla guida di Report ha provocato uno scontro aperto tra il giornalista e la Rai. Ranucci, che ha condotto il programma di inchiesta su Rai 3 per dieci anni, ha svelato le proposte di ricollocazione ricevute: una vicedirezione al Tg3, una a RaiNews24 e un incarico come corrispondente dal Cairo. Ranucci, che vive sotto scorta a causa delle sue inchieste, ha collegato la proposta alla sorte di Giulio Regeni, il ricercatore italiano ucciso in Egitto. La sua domanda, «Forse auspicano che potrei fare la fine di Regeni?», ha sollevato dubbi sulla sicurezza dei giornalisti e sull'autonomia dell'informazione.
Contemporaneamente, Ranucci ha criticato Giulia Presutti e Daniele Piervincenzi, i giornalisti interni che lo sostituiranno alla conduzione di Report. Ha definito la loro nomina una «scelta mediocre» e uno «schiaffo alla professionalità» di chi ha lavorato alla trasmissione, prefigurando la «fine» del programma. La redazione di Report ha confermato la minaccia di dimissioni in blocco, ritenendo la decisione Rai «inaccettabile» sia nel metodo, avendo appreso la notizia dalle agenzie, sia nel merito, giudicando le nuove figure non rappresentative del lavoro svolto finora. Alcune fonti indicano che Bernardo Iovene e Giulio Valesini, giornalisti di punta di Report, avrebbero rifiutato incarichi come capi autori. Nel frattempo, Sigfrido Ranucci ha annunciato una «battaglia per la libertà di stampa», che il suo legale sta preparando su più fronti.
La Rai ha ufficializzato la sostituzione di Sigfrido Ranucci alla conduzione di Report, il programma di inchiesta in onda su Rai 3. Dalla prossima stagione, la trasmissione sarà affidata a Giulia Presutti e Daniele Piervincenzi, selezionati tramite un concorso interno per giornalisti. L'azienda ha motivato la scelta come l'apertura di una nuova fase per rafforzare il giornalismo investigativo interno. Sigfrido Ranucci, che ha condotto Report per dieci anni dopo Milena Gabanelli, ha appreso la notizia dalle agenzie, definendola mortificante e annunciando una battaglia per la libertà di stampa. La redazione del programma ha definito la scelta irricevibile e ha minacciato di dimettersi in blocco se la Rai non cambierà idea.
Giulia Presutti è inviata di Report dal 2018, dove ha realizzato inchieste su politica e cronaca giudiziaria, arrivando prima nella selezione Rai. Daniele Piervincenzi ha una lunga esperienza nel giornalismo d'inchiesta, noto anche per essere stato aggredito nel 2017 a Ostia da un membro del clan Spada durante un servizio. Il cambio alla guida ha assunto una forte valenza politica. Matteo Salvini, leader della Lega, partito che fa parte del governo, ha commentato con un Giusto così, legando la rimozione di Ranucci a un presunto caso Lavitola. Di contro, il Movimento 5 Stelle e il Partito Democratico hanno attaccato la decisione definendola un Editto Meloni, richiamando l'Editto Bulgaro degli anni 2000, quando voci critiche furono allontanate dalla Rai. Le opposizioni vedono nella mossa un attacco al giornalismo d'inchiesta e un'occupazione della tv pubblica da parte del governo guidato da Giorgia Meloni, leader di Fratelli d'Italia.
La Rai ha dichiarato di aver offerto a Ranucci tre diverse opzioni di ricollocazione professionale in azienda, coerenti con il suo grado e l'esperienza. Resta da vedere l'esito della battaglia per la libertà di stampa annunciata da Ranucci e se la minaccia di dimissioni della redazione si concretizzerà, definendo così il futuro di uno dei programmi principali dell'informazione investigativa italiana e il rapporto tra politica e servizio pubblico.