Immagine generata con AIIl 10 settembre 2026, il Consiglio direttivo della Banca Centrale Europea (BCE), l'autorità che definisce la politica economica per i 20 paesi dell'Eurozona, ha aumentato di 0,25 punti percentuali i suoi tre tassi di interesse principali. Questa decisione, in vigore dal 16 settembre 2026, porta il tasso sui depositi al 2,50%, quello sulle operazioni di rifinanziamento principali al 2,65% e quello sui prestiti marginali al 2,90%. Si tratta del secondo incremento del 2026, dopo quello di giugno e una pausa a luglio, necessario per contrastare l'inflazione.
La presidente della BCE, Christine Lagarde, ha spiegato che la decisione unanime è stata dettata dall'inflazione, salita al 3,3% ad agosto nell'Eurozona, un livello lontano dall'obiettivo del 2% a medio termine. A spingere i prezzi è soprattutto la componente energetica, influenzata dal conflitto in Medio Oriente, che genera incertezza sulle materie prime. Le nuove proiezioni della BCE mostrano una crescita economica dell'area euro più resiliente del previsto, con un PIL stimato allo 0,9% nel 2026. Questo scenario ha smorzato i timori di una politica monetaria troppo aggressiva, ma gli impatti pratici restano significativi.
Per le famiglie, l'effetto più immediato riguarda i mutui a tasso variabile, le cui rate mensili aumenteranno. La Federazione Autonoma Bancari Italiani (Fabi) ha stimato che un mutuo variabile da 150.000 euro potrebbe costare oltre 100 euro in più al mese. Anche i nuovi prestiti per privati e imprese diventeranno più cari. Per i titoli di Stato, come i BTP italiani, il rialzo implica che i nuovi bond saranno emessi a rendimenti più alti, influenzando il valore di quelli già in circolazione. La BCE ha ribadito che le future decisioni dipenderanno dai dati sull'inflazione e sull'economia. Se l'inflazione dovesse persistere, non sono esclusi altri rialzi entro la fine del 2026.