Immagine generata con AIIl rapporto "Ecosistema Urbano 2026", giunto alla trentatreesima edizione, è un'indagine approfondita condotta annualmente da Legambiente – la più diffusa associazione ambientalista italiana, attiva dal 1980 nella promozione della tutela ambientale e dello sviluppo sostenibile – in collaborazione con Ambiente Italia e Il Sole 24 Ore. Lo studio valuta le performance ambientali di 106 capoluoghi di provincia italiani, basandosi su venti indicatori suddivisi in cinque macroaree: aria, acqua, rifiuti, mobilità, ambiente urbano ed energia. Quest'anno, Mantova ha trionfato con un indice di "performance sostenibile" pari all'81,29%, eccellendo in particolare nella mobilità dolce, con ottimi risultati per infrastrutture ciclabili e zone a traffico limitato, oltre a buoni numeri su rifiuti, acqua e verde urbano. Trento (76,53%) e Bolzano (75,47%) completano il podio, dimostrando come le città di medie e piccole dimensioni del Nord-Est continuino a guidare la transizione ecologica del Paese.
Al contrario, Napoli si posiziona ultima con un indice del 30,80%, seguita da altre città del Sud come Crotone, Caserta, Catania, Palermo e Reggio Calabria, confermando un marcato divario territoriale tra Nord e Sud Italia. Questa performance negativa di Napoli ha suscitato reazioni politiche, con esponenti di Fratelli d'Italia che hanno criticato l'operato dell'amministrazione del sindaco Gaetano Manfredi, evidenziando come la città sia rimasta in fondo alla classifica dopo cinque anni. Le principali criticità riscontrate a livello nazionale riguardano lo smog, l'aumento del consumo di suolo (4.726 ettari consumati tra 2019 e 2024 a fronte di un calo demografico) e l'elevato numero di auto circolanti (70 ogni 100 abitanti). Nonostante ciò, si registrano segnali positivi nella raccolta differenziata, che raggiunge una media del 66,15% nei capoluoghi, e nell'utilizzo dei mezzi pubblici, con un aumento dei viaggi pro capite. Legambiente sottolinea che, sebbene ci siano stati alcuni miglioramenti, il passo è ancora troppo lento per affrontare efficacemente la crisi climatica e le emergenze ambientali, richiedendo politiche strutturali e un maggiore coordinamento tra i comuni e a livello regionale.