Immagine generata con AIIn Israele l'affluenza alle urne è alta: alle 10 del mattino ha raggiunto il 16,68%, il dato più elevato registrato alla stessa ora dal 1981, superando il 15,9% delle elezioni del 2022. Nonostante l'alta partecipazione, il panorama politico resta frammentato, con i sondaggi che non prevedono una maggioranza assoluta per nessuno dei due principali blocchi.
All'interno del campo di opposizione a Benjamin Netanyahu, il dibattito sulla strategia post-voto si è intensificato. Gadi Eisenkot, leader del partito Yashar, ha proposto che i partiti dell'opposizione si accordino per sostenere il leader della formazione che otterrà più voti. Questa iniziativa non ha trovato pieno consenso. Yair Lapid, leader di Yesh Atid, ha ribadito la necessità di unità, ma altri hanno sollevato riserve. In particolare, Yair Golan, che guida il partito I Democratici (nato nel 2024 dalla fusione di Laburisti e Meretz), ha chiarito che il sostegno non sarà automatico, ma subordinato all'allineamento con i valori programmatici del suo movimento. Questa divergenza evidenzia le difficoltà dell'opposizione nel presentare un fronte coeso.
Il 19 ottobre Benny Gantz, ex ministro della Difesa e capo del partito Blu e Bianco, si è ritirato dalla competizione. Gantz ha spiegato di voler evitare la dispersione dei voti e favorire le possibilità dell'opposizione, una mossa accolta con favore sia da Lapid che da Eisenkot. Questo consolidamento dei voti potrebbe avere un impatto sull'esito finale, ma le negoziazioni per la formazione di un governo si preannunciano complesse e prolungate.
La giornata elettorale in Israele, martedì 27 ottobre 2026, è iniziata alle 7 del mattino ora locale e si concluderà alle 22, le 21 in Italia. Circa 7,3 milioni di israeliani sono chiamati a votare per i 120 seggi della Knesset, scegliendo tra 36 liste. Alle 10 del mattino aveva votato il 16,68% degli aventi diritto, un valore più alto rispetto al 15,9% registrato alla stessa ora nel 2022 e il più elevato dal 1981, secondo la Commissione elettorale.
Anche se i primi exit poll saranno diffusi subito dopo la chiusura delle urne, per i risultati ufficiali bisognerà attendere il 4 novembre. Questo ritardo è dovuto al conteggio delle buste doppie, ovvero i voti espressi da militari, diplomatici e cittadini ricoverati in ospedale, che spesso hanno influenzato l'esito finale.
Sul fronte politico, la giornata è stata segnata dalle accuse di Naftali Bennett, del partito centrista B'Yachad, secondo cui il Likud di Benjamin Netanyahu avrebbe utilizzato un'applicazione per tracciare il voto degli elettori. Parallelamente, il premier uscente Netanyahu ha continuato la campagna elettorale, rilasciando un video dalla Cisgiordania in cui ha contrapposto "la Destra" alla "Palestina". Le autorità hanno predisposto piani di sicurezza, denominati "Capitol", per prevenire disordini o tentativi di interrompere lo scrutinio, a testimonianza delle preoccupazioni per la stabilità del Paese.
Il 27 ottobre 2026 Israele elegge la Knesset, il parlamento nazionale. Queste elezioni seguono l'attacco di Hamas del 7 ottobre 2023 e la guerra a Gaza. Il clima è segnato da tensioni regionali e da questioni interne irrisolte, come il dibattito sulla riforma giudiziaria e la leva militare per gli ebrei ultra-ortodossi.
I principali contendenti sono il primo ministro Benjamin Netanyahu, leader del partito di destra Likud, e Gadi Eisenkot, ex capo di Stato Maggiore dell'IDF (le Forze di Difesa Israeliane) e leader del partito centrista Yashar. Netanyahu, 77 anni, è il premier più longevo nella storia del Paese, ma la sua guida è contestata per la gestione della sicurezza precedente al 7 ottobre e per il processo penale in cui è imputato. Eisenkot, invece, è diventato una figura di opposizione anche a seguito della morte del figlio e dei due nipoti nella guerra di Gaza, un lutto che ha dato peso al suo programma basato sul rinnovamento della fiducia nel governo e sulla sicurezza nazionale.
Il sistema elettorale è proporzionale, con un unico collegio nazionale e una soglia di sbarramento del 3,25%. Nessuno dei due blocchi – quello guidato da Netanyahu e l'opposizione – sembra in grado di ottenere i 61 seggi necessari per governare da solo. I sondaggi indicano un lieve vantaggio per il blocco di Eisenkot, ma la presenza di 39 partiti in lizza rende certe lunghe trattative per la coalizione. Il ruolo dei partiti arabi resta decisivo per l'ago della bilancia, sebbene storicamente siano stati spesso esclusi dal governo. L'esito delle urne e le successive negoziazioni determineranno il nuovo premier e l'orientamento di Israele di fronte alle sfide interne ed esterne.